Milano, falso allarme bomba in Duomo: localizzato e denunciato l …

Milano, falso allarme bomba in Duomo: localizzato e denunciato l ...

Autobus in fiamme a Milano: «Faccio una strage, vendicherò i migranti». I 51 studenti in trappola

Vendicare i ragazzini morti nelle traversate del Mediterraneo uccidendone degli altri: i cinquantuno ragazzini di due classi della scuola media Vailati di Crema che l’autista Ousseynou Sy, 46enne di origini senegalesi, trasportava sul bus della società «Autoguidovie» targato FL 210 JA, adesso fermo, distrutto dalle fiamme, sulla corsia sinistra della strada provinciale Paullese in direzione di Milano, nel tratto IV/2 che supera il Lambro, fra i rumori degli aerei in atterraggio a Linate. Puntava proprio all’aeroporto, il piano stragista, un piano accelerato martedì dalle immagini in televisione della nave di migranti «Mare Jonio», anticipato dalla confezione di un video per i famigliari in Africa, iniziato alle 10.20 di ieri e interrotto dai carabinieri che alle 11.40 hanno bloccato il bus e liberato gli ostaggi.

Le giornate di Paolo «Farò una strage a Linate» ha ripetuto al volante Sy, da anni in Italia, prima come addetto alle pulizie e poi come conducente di bus, separato e due figli adolescenti — un divorzio e una lontananza dai ragazzi, rimasti con la madre, che non ha accettato —, mai entrato nei database dell’antiterrorismo, un precedente per guida in stato di ebbrezza e una condanna di un anno per abusi su minore. Un’esistenza anonima di provincia, la sua, uno dei tanti stranieri così di casa da guadagnarsi un nuovo nome italiano, Paolo, e pazienza se Paolo ha il vizio dell’alcol e l’abitudine di vagare ubriaco per le strade di Crema, perché comunque «è uno che sgobba dal mattino presto». Eppure, l’evoluzione stessa dell’attentato (Sy è stato arrestato con l’accusa di sequestro e strage con l’aggravante del terrorismo), è stata una razionale progressione, non riuscita grazie unicamente all’operazione da manuale dei carabinieri, come subito detto, su questo tratto della Paullese, dal capo della Procura Francesco Greco al comandante provinciale dell’Arma, il colonnello Luca De Marchis. Alle loro spalle, la configurazione della scena del crimine aiuta a raccontare il piano stragista. I carabinieri della Rilievi posizionano la targhetta numero 1 in coincidenza di una macchia di benzina. Le targhe dai numeri 2 e 9 contrassegnano pezzi di lamiera di un camion e di macchine. La targa numero 10 identifica un paio di fascette nere, quelle da elettricista.

Sotto sequestro Alle 10.20, i cinquantuno studenti sono usciti dalla palestra comunale Serio, in via Santa Maria della Croce, a Crema, dopo la consueta lezione di ginnastica. Sy avrebbe dovuto accompagnarli a scuola, lungo un tragitto di tre chilometri. Ne ha percorsi trenta, lasciando Crema e imboccando la Paullese, diretto a Milano e al suo aeroporto. A bordo, insieme ai ragazzini, c’erano due professoresse e una bidella. Alle donne, l’autista ha consegnato fascette da elettricista con l’ordine di legare tutti gli studenti, ma loro hanno obbedito parzialmente, bloccando i polsi soltanto a cinque ragazzini. Insieme alle fascette, Sy aveva due taniche di benzina da dieci litri e dei teli, che, nel suo progetto, avrebbe imbevuto del liquido infiammabile per accelerare l’incendio. Nelle tasche, custodiva accendini di grosse dimensioni. Sy avrebbe voluto togliere a tutti gli studenti i cellulari, per evitare che dessero l’allarme. Non c’è riuscito, ed è stata la svolta. Si è fermato almeno due volte per cospargere sedili e cappelliere di Benzina. A Pantigliate, uno dei ragazzi ha chiamato il 112. Ha riferito che l’autista del loro bus «stava facendo il pazzo». Fin lì, Sy aveva insultato, urlato, e giurato che i ragazzini sarebbero morti bruciati, e aveva ripetuto che la «colpa è unicamente del governo italiano, che le stragi in mare devono finire per sempre. In quella telefonata, lo studente ha fornito l’esatta localizzazione, il comune di Pantigliate, dando il via alla caccia.

I filmati dalle macchine La prima pattuglia dei carabinieri ha agganciato il bus in coincidenza del ponte di Pantigliate. A quella pattuglia se ne sono aggiunte una seconda e una terza. Equipaggi della stazione di Segrate e del Nucleo radiomobile della Compagnia di San Donato. Le macchine hanno seguito e affiancato il bus, lo hanno superato e hanno ostacolato la corsa. Sy ha tirato dritto, speronando un camion che trasporta cibo per i bar, una Toyota Aygo e una Renault Clio degli stessi carabinieri. Gli scontri hanno rallentato la velocità del mezzo. Due carabinieri sono scesi dalle macchine e hanno avvicinato il posto di guida, dove Sy agitava un accendino e teneva accanto uno dei ragazzini, in ostaggio; altri due carabinieri si sono posizionati sul retro, hanno infranto con lo sfollagente il finestrino posteriore e hanno aiutato i primi studenti a scappare. Gli altri sono scesi da una porta, ma non tutti. Sy ha dato un colpo al pedale dell’acceleratore, e il bus si è rimesso in marcia, per una cinquantina di metri, fino a schiantarsi contro una Fiat Palio, in coda a causa del traffico intenso.

E prima di incendiarsi, perché prima di venire catturato, l’autista ha appiccato il fuoco. Una delle insegnanti, l’ultima a scendere, era inseguita dalle fiamme, me nè lei n gli studenti sono rimasti feriti. I ricoveri in ospedale sono stati effettuati per semplici accertamenti: i referti documentano leggere contusioni, provocate dalla fuga che è stata ripresa dagli automobilisti sulla carreggiata opposta, i quali anziché prestare un soccorso, sono rimasti fermi a filmare — filmare il terrore, filmare i pianti, filmare le invocazioni disperate—, e postare i video sui social network. Il rogo sul bus ha cancellato la presenza di un coltello. L’arma di Sy, che lui stesso ha ammesso di avere. L’arma da usare per aprirsi la via a Linate, e completare il piano stragista. O forse per annunciarsi, nell’aeroporto, col sangue già versato da uno dei prigionieri.

20 marzo 2019 | 22:32

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