Ecco perché l'Italia non può accettare lezioni morali da Luca Casarini

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Luca Casarini

C’è un “caso Luca Casarini” nella vicenda della Mare Jonio sbarcata a Lampedusa con 49 migranti a bordo. L’ex leader no global, militante dei centri sociali vicini all’Autonomia veneta che svolge il ruolo di Capo missione della nave umanitaria viene indicato senza mezzi termini dal ministro dell’Interno Salvini come il vero responsabile dell’azione, perché non crede sia stata una coincidenza l’incontro in mare tra soccorritori e gommone in avaria. “Ho smesso di credere a Babbo Natale e alle coincidenze. Ho informazioni, faccio il ministro: è certo che questa imbarcazione non abbia soccorso naufraghi che rischiavano di affogare ma sia inserita in un traffico d i esseri umani, organizzato, concordato e programmato” riporta Virginia Piccolillo sul Corriere, quotidiano che – attraverso la firma di Fiorenza Sarzanini – ricostruisce l’esigenza del ministro di “chiudere il caso in poche ore” pressando la Guardia di Finanza.

Intervistato dal quotidiano di via Solferino, Casarini racconta il suo passaggio “dalle piazze alle Ong” parlando di “evoluzione abbastanza naturale”, chiede di non personalizzare il caso “perché qui faccio la mia parte con umiltà come uno dei tanti”.

Il Fatto Quotidiano parla esplicitamente di “Inchiesta su Casarini” e la Repubblica, con Marco Mensurati, tratteggia un profilo del leader no global ricostruendo la nascita del progetto umanitario Mediterranea e parla apertamente di “sfida dei centri sociali”, i quali promettono di ritornare presto in mare. Il Giornale dà invece voce ai dubbi del ministro Salvini parlando di “tempistica sospetta” con il voto di oggi al Senato sul caso della nave Diciotti dietro il blitz dei centri sociali.

Nel frattempo ci si interroga anche se un ministro può sostituirsi alla magistratura indicando per esempio il sequestro di una nave. E l’ex Guardasigilli Giovanni Maria Flick risponde a Liana Milella su la Repubblica dicendo che “non può sequestrare nulla: solo il Pm e i giudici possono farlo”, “non può sostituirsi né alla polizia giudiziaria, né al Pm, né al giudice”. Ciò che porta il direttore de Il Foglio, Claudio Cerasa, a definire il ministro Salvini “Un leader tutto chiacchiere e distintivo”: “È successo con la nave Diciotti, è capitato di nuovo con la Mare Jonio. Da nove mesi a questa parte, il governo Salvini, guidato per interposto avvocato ‘antani’ del popolo, non perde occasione, quando si parla di immigrazione, di calpestare lo stato di diritto, di violare le convenzioni internazionali e di passare come una ruspa su tutte le leggi che regolano la materia del soccorso in mare”.

E il caso della Mare Jonio induce l’ex ventennale direttore di Repubblica, Ezio Mauro, a parlare nell’editoriale di “Una democrazia senza governo” e a scrivere che “l’ultimo esperimento che il laboratorio Italia sta regalando all’Occidente è inedito: un sistema che galleggia, depauperando la scarsa ricchezza del Paese e la sua residua credibilità, tra spinte propagandistiche contrastanti che si neutralizzano a vicenda, incapaci di tradursi in politica: appunto perché mancano una guida, un indirizzo, una visione comune del futuro, la responsabilità di indicare un percorso di crescita e di sviluppo”. “Ed è evidentemente quel che manca all’Italia, perché il governo non c’è” aggiunge.

E sulle stesse colonne del quotidiano diretto da Carlo Verdelli nel giorno della Mare Jonio, delle accuse del ministro dell’Interno alla Ong di Luca Casarini e del voto sulla Diciotti al Senato, lo scrittore Roberto Saviano torna ad attizzare lo scontro con Salvini, scrivendo: “Sì, confermo la notizia. Verrò processato. Verrò processato per aver definito il ministro dell’Interno ‘ministro della Mala Vita’. Ribadisco la mia definizione, ne difendo la legittimità e vado con serenità a farmi processare. Io, cittadino come tanti, come tutti, sarò processato; il ministro, invece, si sottrae”.

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